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16 March 2011

Poi li chiamano sogni

In una vecchia camera di campagna parlo inglese con un artista ricciolino, amico di un collega, che alla fine si scopre esser italiano.
Tiene al guinzaglio uno strano essere in calore, lontanamente antropomorfo, il quale insistente si gira periodicamente per offrirmi un grosso buco incrostato che ha vicino alla coda spelacchiata.
Alla mia destra, seduta su un altro letto, sua moglie farfuglia un americano incomprensibile: è di Mantova mi dice. Southern USA, interviene lui.
Ha la faccia ricoperta da peli arricciati che le eliminano i contorni e che sembrano anche pesare visto che le palpebre inferiori, come se fosse un Sanbernardo, cadono in giù per alcuni millimetri scoprendo la carne rossa e parte della pupilla bianca. I capelli appaiono normali, lunghi, dello stesso castano chiaro mesciato dei peli.
Alla sua destra il figlio, un ragazzino silenzioso con tutta la testa e la faccia ricoperte di riccioli corti e scuri.
Mi chiedo cosa ci faccio con questa gente e mi risponde una mia stessa lamentela che rimbalza sulle pareti mentre mi sveglio: stramaledetto letto di montagna!! Pure i sogni sbagliati mi fa fare: Mantua è nello Utah, altro che southern USA!! E ora chi ha ancora sonno? :(

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